Corso Bike Patrol Polizia Locale Treviso

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   Il 21 settembre 2020 si sono presentati presso il nostro Comando di Polizia Locale di Treviso i colleghi Mauro ed Andrea, istruttori dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta (AIPIB). Il corso “Bike Patrol” (pattuglia in bicicletta) mira a formare gli operatori di polizia nelle migliori tecniche di conduzione e uso del velocipede come strumento professionale. Il corso si è svolto in 2 parti: in aula per una prima parte teorica e successivamente in uno spazio aperto per quella che si può sicuramente definire la parte più elettrizzante: la pratica. E così Mauro e Andrea hanno adibito ad hoc il parcheggio retrostante al Comando, predisponendo un percorso formato da coni, conetti, travi, pallet apparentemente complesso per le nostre abituali abilità. Con una degna teoria accompagnata da dimostrazioni pratiche, ci siamo pian piano lanciati nell’impresa. Il primo esercizio è stato uno slalom dalle curve strettissime: questa esercitazione ha fatto cambiare approccio con lo spazio circostante. Il trucco stava nel volgere lo sguardo verso l’uscita della curva ed aprire il ginocchio verso l’interno della stessa, in questo modo la bicicletta girava da sola. Ma attenzione alla prossima curva stretta dal senso opposto! Basso rapporto, bassa velocità ma rapidi nei movimenti. Poi è stata la volta del quadrato. Quattro lati (da un metro l’uno) delimitati da coni entro i quali si doveva ruotare attorno al centro immaginario del quadrato. Di primo acchito apparve a tutti un‘impresa impossibile. Eppure in qualche giorno siamo riusciti a farlo tutti. O meglio, entravamo addirittura in due o tre alla volta dentro al quadrato. Sembrava un circo! Un altro esercizio è stato quello della serpentina. Stesso input: a bassa velocità e col giusto approccio si riesce in tutto. Ancor più tricky è stato lo slalom in cui coni più alti dovevano passare sotto tra il tubo trasversale e la ruota anteriore. Le cose iniziavano a farsi interessanti. Ma pensate che ci saremmo fatti fermare? Assolutamente no, prova e riprova, prova e riprova finché questo cono si decide ad uscire indenne dalla parte giusta. Altri esercizi sono stati: quello di rimanere in equilibrio sopra la bici senza pedalare quindi rimanendo fermi con un margine di pochi centimetri, la caduta laterale in cui ci si chiude a riccio “per non farsi male” a detta di Mauro. Il giorno dopo lividi dappertutto ma sorvoliamo su questi piccoli dettagli. Quando eravamo piccoli, quanti di noi non hanno fatto almeno una derapata azionando il freno posteriore? Credo tutti. Ecco, gli istruttori ci hanno mostrato il miglior modo per esser rapidi nel lasciar la bici e consumare i copertoni come non ci fosse un domani. A parte gli scherzi, nel caso di un inseguimento, questa tecnica torna utilissima. Un po’ di destrezza ci è mancata nel raccogliere al volo la pallina da terra rimanendo in sella senza fermarsi, ciononostante la ciurma non si è limitata nel tentare, tentare e ritentare. Avete presente la nonna come sale e scende dalla sua bicicletta? Ci ha fatto sorridere almeno un po’ la prima volta che l’abbiamo vista. Tuttavia, signori, quello è il modo più conveniente di salire o scendere dal mezzo per un operatore di polizia. Sì, perché è rapido, comodo e pure per i più bassi risulta più facile montare in sella. A Treviso abbiamo diversi parchi su cui vigilare…E come se non pattugliando in bicicletta? La discesa dagli scalini può risultare pericolosa se non si sa come spostare il baricentro. Mauro e Andrea ci hanno insegnato anche questo. E in salita? Bici in spalla, e si cammina! Dopo esserci destreggiati nei movimenti, ecco che arriva il momento delle tecniche operative. Ad esempio, il posizionarsi dietro alla bicicletta e non davanti. Ma perché? Sembra banale ma se il presunto aggressore si avventa contro di te, la bicicletta ti ostacolerà e ti farà cadere. Diversamente, se la bici è davanti a te, sarà l’aggressore a cadere. Abbiamo imparato a fermare un fuggitivo servendoci della struttura della bici, bloccandogli un ginocchio tra telaio e ruota per contenerlo oppure ad usare il velocipede come scudo e a difenderci da un’aggressione con armi bianche. Infine con l’istruttore di tiro, anche lui di nome Andrea, abbiamo approfondito quello che è il tiro dinamico in sella alla bicicletta. La sola simulazione ci ha dato un sacco di adrenalina! Queste tecniche e questi esercizi hanno plasmato la nostra visione delle cose. E’ bello iniziare a guardare il nostro lavoro con occhi nuovi! E’ stata una settimana molto intensa ma possiamo dire che questo corso, oltre a regalarci visioni nuove su questo mezzo di lavoro, ci ha regalato la bellezza delle piccole cose come lo star insieme, conoscersi, ridere, sbagliare, rialzarsi e riprovarci.

Grazie ai colleghi per il senso di squadra respirato: Robazza F., Pillon I., Vitangeli S., Castellaro M., Scarfì L., Zanchetta R., Noal S., Bellinato A., Scarabello D., Cimmino L., Napoli D., Ag. Zanatta C.,  Ag. Sc. Caramel, S.Vettorazzo N. e Moreno.

Un grazie particolare al Comandante Dott. Andrea Gallo per aver dimostrato sensibilità nel darci la possibilità, per nulla scontata, di vivere questa avventura formativa a livello professionale e personale, nonché a Mauro e ai due Andrea per averci arricchito della loro esperienza in queste giornate.

Ag. Zanatta C. e Ag. Sc. Caramel S.

 

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Reparto Tutela Fluviale – T.I.B.E.R “Pattuglie in bicicletta”

Reparto Tutela Fluviale – T.I.B.E.R “Pattuglie in bicicletta”

 Nella giornata del 14 Settembre ha avuto inizio il primo corso di Bike Patrol presso il Gruppo Sicurezza Urbana della Polizia Roma Capitale volto alla creazione di un nuovo  nucleo che effettuerà il controllo delle sponde del Tevere.

Il corso, della durata di sei giorni, strutturato in modo tale da rendere immediatamente pronti gli Agenti, terminava il 19 settembre con la ormai consueta ” doppia prova d’esame” che ha trasformato 5 dei 15 partecipanti al corso, in operatori velomontati specializzati.

Gli istrutturi, dopo una breve chiaccherata con gli studenti, inerente al mondo della Bicicletta nelle sue piu’ comuni peculiarità, iniziavano immediatamente a tormentare i volontari con esercizi di “messa in sella”, tecniche di salita e discesa rapida, conduzione del veicolo in modo sicuro insistendo particolarmente sugli esercizi in modo da far acquisire gli skills necessari per muoversi sicuri nel congestionatissimo ambiente urbano romano.

Secondo programma poi, evase le lezioni in aula, assolutamente necessarie, la classe procedeva con lo studio delle tecniche operative specifiche del bike patrol come “inseguimento”, “immobilizzazione ed ammanettamento di un sospettato”, uso del veicolo come strumento di difesa. Nella giornata di Venerdì, Aipib è stata coadiuvata da Andrea Puleo, istruttore del Lacs, acronimo di Laser Advanced Combat System, sistema ultra moderno di training per arma da fuoco dedicato agli operatori del settore Polizia e Militare, con il quale l’accademia collabora che, ha profuso esperienze e tecniche operative aggiuntive a quelle fino ad allora insegnate dagli Istruttori Aipib. Uno degli innumerevoli vantaggi del sistema è quello di non avere la necessità di essere adoperato esclusivamente all’interno di un poligono riuscendo così, a trasformare qualsiasi ambiente in “teatro operativo”.

 

Corso di Formazione ed addestramento del personale in forza al reparto Tutela Fluviale – T.I.B.E.R “Pattuglie in bicicletta”

Grande è stata la motivazione dei partecipanti che hanno dimostrato una tenacia ed una grinta esemplare.

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STOP THE BLEED ITALIA: PERCHE’ PEGGIO DELLA MORTE C’E’ SOLO UNA MORTE CHE SI SAREBBE POTUTA PREVENIRE!

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Interessantissimo corso, no direi che è un corso indispendabile!!!

Gli istruttori dell’Accademia hanno partecipato all’iniziativa organizzata da Thin Blue Iine Italy in collaborazione con Stop the Bleed. Il corso B-Con si è tenuto il 6 ottobre 2019 incentrato sul riconoscimento e gestione delle emorragie massive. Durante l’addestramento si è  potuto conoscere ed impare il corretto impiego del tourniquet e dei presidi per fermare un emorragia pericolosa per la vita.. Non ci sono tantissime parole, almeno non ci sono vocaboli per l’encomiabile lavoro che stanno portando avanti entrambe le associazioni o meglio come preferisco definirli “movimenti”. Il titolo dell’articolo racchiude l’essenza dell’iniziativa. A seguire abbiamo deciso di inserire la descrizione di entrambe le realtà sollecitando tutti voi a prendere contatto con loro. Il corso si è svolto in una giornata, è ha visto i corsisti mettere in pratica alcune tecniche “salva vita” destinate a fare la differenza. #StaySafe and #SaveaLife

Thin Blue Line Italy

Thin Blue Line Italy nasce nel finire del 2017 dalla volontà di traferire anche in Italia quella filosofia e sentimento internazionale che mira alla fratellanza, al reciproco rispetto, al riconoscimento dell’operato delle forze di polizia, al supporto degli stessi che ogni giorno, tra le difficoltà, cercano di fare il meglio per difendere le libertà civili e collettive.

Thin Blue Line Italy, attraverso i propri canali social che fungono da piattaforma informativa, associa agli scopi anzidetti la volontà di sensibilizzare l’accrescimento culturale e professionale in ambito multidisciplinare degli operatori di polizia al fine di una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e professionalità da riversare in favore della sicurezza comune. Il riconoscimento del proprio ruolo nella società e nell’organigramma dell’apparato di sicurezza è fondamentale per avere la giusta consapevolezza ed approccio culturale verso la filosofia Thin Blue Line.

 

Thin Blue Line Italy non vende formazione ma attraverso l’operato gratuito dei suoi membri si impegna a condividere conoscenze e creare, tramite la sinergica collaborazione con altri Enti e associazioni, delle occasioni per conoscere, apprendere ed approfondire tematiche di interesse.

Thin Blue Line Italy è un movimento di chi si riconosce nei valori e negli obiettivi di cui sopra. Thin Blue Line è uno spirito e una mentalità che non ha una divisa, un distintivo, un logo.. è l’unione di principi lungo una sottile Linea Blue.. la linea del dovere.

A presto

Thin Blue Line Italy

www.thinbluelineitaly.org 

 

Stop the Blead

Stopthebleed Italia è una idea, divenuta poi un progetto. Siamo partiti in pochi, ormai tre anni fa, con l’idea di poter insegnare a chiunque come trattare una emorragia massiva. Sanitari e laici. Militari e civili. Giovani ed anziani. Il corso da noi attualmente erogato è chiamato “STOP THE BLEED” ovvero “ferma il sanguinamento”. E’ un corso che fa parte di una campagna più grande lanciata in America dall’American College of Surgeons “Stop The Bleed – Save a Life”. Ha una durata di circa tre ore e consta di una parte teorica ed una pratica in cui si provano e sperimentano le manovre di zaffaggio di una ferita e di applicazione del tourniquet. Questo è molto importante perché in situazioni di emergenza, dove sai che in 3-5 minuti puoi morire dissanguato, non si ha tempo per l’improvvisare. Bisogna sapere cosa fare, farlo bene e farlo velocemente.

I nostri istruttori sono persone che hanno una formazione sanitaria professionale. I corsi sono gratuiti, e non vendiamo nessun tipo di materiale oltre a non avere nessun conflitto di interesse. I presidi che consigliamo li selezioniamo in base all’evidenza scientifica, anche se stiamo purtroppo vedendo il proliferare di realtà che cercano di farci business.

Ad oggi siamo a quasi 2800 persone formate e la nostra pagina conta quasi 3000 “Mi piace”, siamo soddisfatti. Abbiamo fatto diversa formazione in Italia e all’estero presso la Facoltà di Medicina in Plovdiv in Bulgaria e la Faculdade de Medicina do Porto, in Portogallo. A Maggio siamo stati alla SOMSA Special Operation Medical Association Scientific Assembly che si é tenuta in North Carolina ove abbiamo esposto per il secondo anno consecutivo un poster aggiornato di quanto stiamo facendo e ad inizio giugno a San Paolo, dove un nostro istruttore ha presentato oralmente il poster “STOP THE BLEED ITALY: HOW A BASIC MEDICAL TRAINING HAS ARRIVED TO BE A PUBLIC AWARENESS CAMPAIGN” all’interno del congresso Intergastro&TRAUMA.
Altre due importanti collaborazioni sono quelle con il Centro di Simulazione e Formazione Avanzata dell’Università degli Studi di Genova che ci sta portando quest’anno a implementare questo corso nel CdL di Medicina e Chirurgia formando 120 futuri medici all’ultimo anno, e quella siglata con Thin Blue Line Italia che ci ha permesso ad arrivare ad erogare i corsi B-CON al bacino dei “first responders” delle Forze dell’Ordine, troppo spesso trascurate per quanto riguarda la formazione sanitaria.

Quando la “pattuglia in bicicletta” fa scuola. Corso di formazione a Bassano

Quando la “pattuglia in bicicletta” fa scuola. Corso di formazione a Bassano

Aipib, ad Aprile, nello specifico dall’8 al 12, ha realizzato, presso il Comune di Bassano del Grappa, un innovativo ed all’avanguardia, corso di formazione, riservato al personale della Polizia Locale appartenente all’Ente. Al corso, hanno potuto partecipare anche due operatori del locale Commissariato della Polizia di Stato, grazie ad accordi stipulati in nome della collaborazione tra gli organi di Polizia, riguardanti il sempre più irrinunciabile concetto di “prossimità”.

La classe, si è dimostrata subito reattiva e pronta ad acquisire quelle nozioni fondamentali indispensabili per lo svolgimento del servizio “ sicuro ed efficace”.

Il corso di formazione, della durata complessiva di 30 ore, strutturato in modo da essere velocemente spendibile, a livello operativo, immediatamente dopo il termine, prevedeva una iniziale “messa in sella” con tecniche di salita, discesa rapida e conduzione del veicolo atte alla fondamentale acquisizione di quegli “skills” necessari per muoversi in sicurezza nel congestionato ambiente urbano moderno. Come da programma poi, si procedeva con lo studio delle tecniche operative specifiche per l’utilizzo della bici in caso di inseguimento, immobilizzazione ed ammanettamento di un sospettato fino all’uso del veicolo come strumento di difesa.

Il corso di Bike patrol si concludeva, nella mattinata di Venerdi, con l’effettuazione di un doppio test, scritto e pratico, al quale, tutti i partecipanti hanno prestato massima dedizione ed impegno, superandolo brillantemente.

Perché ho scelto di diventare un Bike Patrol

Perché ho scelto di diventare un Bike Patrol

Sappiamo più o meno tutti utilizzare una bicicletta, perché magari da piccoli i genitori ci hanno messo sopra e noi abbiamo cominciato a pedalare… Da lì abbiamo piano piano imparato anche a nostre spese a rimanere in sella ed affrontare i primi ostacoli. Più in là magari uscendo con gli amici si è continuato a pedalare ed affrontare i primi percorsi, magari anche in off-road, chi meglio o chi peggio, perché, inutile negarlo, c’è chi nasce con la dote di saper andare in bicicletta e chi no e deve soffrire di più per imparare. Le “tecniche” usate per anni sono quelle apprese da amici o derivate da esperienza ma per andare in sicurezza in bicicletta e quindi applicare la giusta tecnica in ogni occasione non basta questo. Bisogna soffermarsi su ogni singola tecnica con la supervisione di una persona esterna, competente, che ti aiuta a risolvere le piccole lacune che ognuno di noi ha, in alcuni casi banali ma in altri anche pericolose. Ecco perché risulta essere fondamentale, nel nostro ambito, frequentare il corso di Bike patrol. Si parte dalla base, L’equilibrio, per passare poi alla salita, alla partenza ed alla discesa operativa che nulla a che vedere con l’utilizzo classico della bicicletta. Tecniche operative riguardanti le cadute, le emergenze che si devono affrontare quotidianamente utilizzando un veicolo di servizio che offre al corpo umano sicuramente meno protezione di una vettura. Tecniche operative riguardanti l’arma da fuoco ed il suo utilizzo in caso di necessità. Come utilizzare la bicicletta per fermare un soggetto potenzialmente pericoloso e molte altre divertenti attività. Si, ho scritto divertenti perché nonostante l’intensità del corso, io l’ho trovato assolutamente divertente. In conclusione, nonostante si abbiamo anni di esperienza, frequentare il corso può davvero cambiare il modo di andare in bicicletta ed ancora più importante, affrontare gli ostacoli con padronanza e sicurezza rendendo ancora più piacevole e funzionale il servizio.

Storia dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta

Storia dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta

Storia dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta

Nel 2017 nasce ad Alessandria l’associazione di promozione sociale l’AIPIB Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta, dopo un anno di ricerca per il conseguimento del Master in Politiche di Sicurezza e Polizia Locale, a cura dell’agente e studente Mauro Di Gregorio. Lo scopo dell’associazione in via prioritario, come da statuto, è quello di divulgare  la formazione delle Pattuglie velomontate nei corpi di Polizia, affinché questo tipo di servizio venga svolto in sicurezza e nel miglior modo possibile.

Infatti l’AIPIB pone attenzione alla formazione più specializzata. Per un servizio di vigilanza e controllo del territorio adeguato occorre acquisire tecniche specifiche, al fine di minimizzare i rischi e i pericoli per gli operatori.

Il progetto di tesi di Master ha analizzato come attualmente vengono utilizzati i servizi di polizia e con particolare attenzione rivolto a quello delle polizie locali che hanno servizi in bicicletta.

La ricerca che ha coinvolto 60 città, di cui buona parte capoluoghi di provincia è stata effettuata tramite un questionario on line inviato ai comandi. I dati hanno convalidato l’ipotesi di partenza della ricerca la quale si poneva la domanda “il servizio in bicicletta attualmente è supportato da corsi specifici?” e i risultati hanno purtroppo evidenziato che attualmente in Italia i servizi di vigilanza in bicicletta sono limitati, poiché le amministrazioni non hanno mai previsto una formazione specifica per questo ruolo, quasi che chi andasse in bicicletta fosse un agente di serie B. Dalla ricerca è emerso che bisogna aggiornare le procedure, al fine di sfruttare tutte le potenzialità dell’impiego operativo dei velocipedi, e di non limitarli a semplice mezzo di trasporto infatti la mancanza di preparazione fa si che il mezzo diventi semplicemente un alternativa allo spostamento appiedato. Bisogna porre anche l’attenzione a non trascurare l’aspetto legislativo, assodato che il velocipede, nel momento in cui è utilizzato da un operatore, è uno strumento di lavoro ai sensi del decreto 81/2008 deve essere prevista un’informazione ed una formazione specifica ai destinatari del servizio, che vada dai rischi generici alle tecniche operative.

 

A seguito dell’elaborato di Master nasce AIPIB e conseguentemente iniziano le prime attività formative con l’attivazione di alcune pattuglie sperimentali in alcuni capoluoghi di città. Il ruolo dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta è stato quello di porre l’attenzione sulla formazione specifica al servizio di vigilanza e controllo del territorio attraverso l’uso della bicicletta.

La pattuglia in ciclomontanta o Bike Patrol si distingue vari aspetti:

Silenziosa, dal costo super efficiente e sorprendentemente efficace, la pattuglia in bici è in grado di colmare il vuoto esistente tra il servizio di autopattuglia e quello di pattugliamento a piedi. L’agente di polizia in bici è in grado di usare tutti i suoi sensi, inclusi l’olfatto e l’udito, per individuare ed intervenire a contrasto di attività criminose. Può scegliere di cogliere alla sprovvista il sospettato senza farsi accorgere o al contrario di rendersi altamente visibile al fine di far percepire ai cittadini maggiore senso di sicurezza.”

Il controllo del territorio riveste un ruolo di fondata importanza per gli agenti della Polizia Municipale l’istituzione di questa pattuglia in bicicletta può essere un valido strumento per migliorare la rapidità degli interventi. Infatti, uno dei principali vantaggi è la capacità di attraversare, con questo mezzo, aree delimitate come parchi e giardini pubblici e avere quindi un contatto più diretto con l’ambiente circostante, permettendo azioni di pronto intervento.

è venuta ora di cambiare il punto di vista sulle pattuglie in bicicletta

in italia si continuano a costituire nuclei di pattuglie in bicicletta dove il presupposto sia quello di saper pedalare…. dove la bicicletta diventa l’oggetto dell’attenzione… dimenticando che è la formazione ciò che rende un operatore migliore e non il mezzo

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