Non solo la bicicletta fa il servizio

Non solo la bicicletta fa il servizio

Non solo la bicicletta fa il servizio

ll nonno recitava un detto come se fosse un mantra ed in quanto tale, questo detto mi è rimasto in testa. “Non parlare se non sei interpellato e la tua opinione non interessa a nessuno”.

Anche se potrebbe sembrare una cosa scontata, o suonare come una banalità, ha spesso contraddistinto il mio modo di ragionare ma questa volta mi trovo costretto ad esprimere la mia opinione in quanto contattato da diverse persone nelle ultime ore. Inoltre l’accademia, di cui faccio parte, è stata taggata diverse volte sul post riguardante il “potenziamento dei mezzi in dotazione” della polizia Roma Capitale, pubblicato su FB.

 

La fonte è la seguente:

link  ed estratto del post:

Prosegue il potenziamento dei mezzi in dotazione per una mobilità sostenibile: altre dieci bici entrano a far parte della flotta del Corpo
#PoliziaRomaCapitale


Da ieri queste nuove bici a pedalata assistita sono entrate a far parte della nostra flotta dei veicoli di servizio. Questi mezzi, che si vanno ad aggiungere ai velocipedi già in dotazione al Corpo, sono stati forniti in comodato d’uso gratuito da Lime, importante azienda di micromobilitá impegnata a promuovere e diffondere forme di mobilità condivisa nel segno dell’innovazione e della sostenibilità ambientale.
Dopo le auto ibride e le biciclette già in uso agli agenti, con questi ulteriori strumenti prosegue l’impegno della Polizia Locale nel coniugare le attività di vigilanza ad una mobilità sempre più green.

Sicuramente non spetta a noi entrare nel merito del servizio ma data la nostra specifica competenza, possiamo esprimere un giudizio sul veicolo.

Dal nostro punto di vista questo tipo di bicicletta risulta inadeguata per svolgere il serivzio di pattugliamento. Non soffermandoci sull’estetica, puntiamo specificatamente alla funzionalità dello stesso. “ testato” da semplici cittadini ed essendo nato per il bike sharing poco e nulla si sposa con i servizi di polizia per il controllo del territorio.

In primis Il colore rosso fa si che la pattuglia non venga percepita come tale, il colore studiato dal marketing della nota azienda che ha “fornito” le dieci biciclette rimanda immediatamente all’azienda stessa tanto per cui, basterebbe ciò a far si che queste non venissero date in dotazione al corpo di Polizia Locale piu grande di Europa.

Secondo noi, un turista, alla vista di un agente di polizia locale a bordo di una fiammante bici rossa troverebbe veramente complesso identificare quest’ultimo come appartenente alla municipalità.

Ribadiamo il concetto di semplicità e facilità di riconoscimento. Potrebbe addirittura confonderlo per un appartenente ad un servizio di vigilanza privata.
Come recita il post: “importante azienda di micromobilitá impegnata a promuovere e diffondere forme di mobilità condivisa nel segno dell’innovazione e della sostenibilità ambientale” sorge spontaneo domandarci come possa, questa azienda, parlare di sicurezza e perché la Polizia Locale debba essere cosi depotenziata a livello di immagine ed autorevolezza.

In primis Il colore rosso fa si che la pattuglia non venga percepita come tale. il colore studiato dal marketing della nota azienda che ha “fornito” le dieci biciclette rimanda immediatamente all’azienda stessa tanto per cui, basterebbe ciò a far si che queste non venissero date in dotazione al corpo di Polizia Locale piu grande di Europa.

A nostro parere La bicicletta in questione sarebbe stata ideale per far si che i dipendenti delle municipalità, senza la divisa, in un ottica di green mobility, potessero lasciare l’auto ed utilizzarle per lo spostamento casa/lavoro!
Un altro oggetto di cui si potrebbe parlare molto è il casco scelto dall’Azienda. Assolutamente non funzionale! Ancora una volta gli esperti della comunicazione hanno vinto.

Noi crediamo che il servizio di bike patrol vada attivato con percorso formativo adeguato e con mezzi idonei. (ecco come si attiva legalmente la pattuglia in bicicletta)

Non entriamo nel merito dello sblocco della bici a mezzo dell’applicazione, oltretutto non dedicata specificatamente al Corpo. La bici non è mai prontamente disponibile per il servizio……

P.s.
Il cestino fisso frontale? Quale potrebbe essere la sua funzionalità in ambito di polizia??

 

In Italia si continuano a costituire nuclei di pattuglie in bicicletta dove il presupposto sia quello di saper pedalare…. dove la bicicletta diventa l’oggetto dell’attenzione… dimenticando che è la formazione ciò che rende un operatore migliore e non il mezzo….

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Corso di Formazione Perpignan giugno 2019

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Perché ho scelto di diventare un Bike Patrol

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Corso Bike Patrol Polizia Locale Treviso

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Febbraio 15, 2021

   Il 21 settembre 2020 si sono presentati presso il nostro Comando di Polizia Locale di Treviso i colleghi Mauro ed Andrea, istruttori dell’Accademia Italiana Pattuglia in Bicicletta (AIPIB). Il corso “Bike Patrol” (pattuglia in bicicletta) mira a formare gli operatori di polizia nelle migliori tecniche di conduzione e uso del velocipede come strumento professionale. Il corso si è svolto in 2 parti: in aula per una prima parte teorica e successivamente in uno spazio aperto per quella che si può sicuramente definire la parte più elettrizzante: la pratica. E così Mauro e Andrea hanno adibito ad hoc il parcheggio retrostante al Comando, predisponendo un percorso formato da coni, conetti, travi, pallet apparentemente complesso per le nostre abituali abilità. Con una degna teoria accompagnata da dimostrazioni pratiche, ci siamo pian piano lanciati nell’impresa. Il primo esercizio è stato uno slalom dalle curve strettissime: questa esercitazione ha fatto cambiare approccio con lo spazio circostante. Il trucco stava nel volgere lo sguardo verso l’uscita della curva ed aprire il ginocchio verso l’interno della stessa, in questo modo la bicicletta girava da sola. Ma attenzione alla prossima curva stretta dal senso opposto! Basso rapporto, bassa velocità ma rapidi nei movimenti. Poi è stata la volta del quadrato. Quattro lati (da un metro l’uno) delimitati da coni entro i quali si doveva ruotare attorno al centro immaginario del quadrato. Di primo acchito apparve a tutti un‘impresa impossibile. Eppure in qualche giorno siamo riusciti a farlo tutti. O meglio, entravamo addirittura in due o tre alla volta dentro al quadrato. Sembrava un circo! Un altro esercizio è stato quello della serpentina. Stesso input: a bassa velocità e col giusto approccio si riesce in tutto. Ancor più tricky è stato lo slalom in cui coni più alti dovevano passare sotto tra il tubo trasversale e la ruota anteriore. Le cose iniziavano a farsi interessanti. Ma pensate che ci saremmo fatti fermare? Assolutamente no, prova e riprova, prova e riprova finché questo cono si decide ad uscire indenne dalla parte giusta. Altri esercizi sono stati: quello di rimanere in equilibrio sopra la bici senza pedalare quindi rimanendo fermi con un margine di pochi centimetri, la caduta laterale in cui ci si chiude a riccio “per non farsi male” a detta di Mauro. Il giorno dopo lividi dappertutto ma sorvoliamo su questi piccoli dettagli. Quando eravamo piccoli, quanti di noi non hanno fatto almeno una derapata azionando il freno posteriore? Credo tutti. Ecco, gli istruttori ci hanno mostrato il miglior modo per esser rapidi nel lasciar la bici e consumare i copertoni come non ci fosse un domani. A parte gli scherzi, nel caso di un inseguimento, questa tecnica torna utilissima. Un po’ di destrezza ci è mancata nel raccogliere al volo la pallina da terra rimanendo in sella senza fermarsi, ciononostante la ciurma non si è limitata nel tentare, tentare e ritentare. Avete presente la nonna come sale e scende dalla sua bicicletta? Ci ha fatto sorridere almeno un po’ la prima volta che l’abbiamo vista. Tuttavia, signori, quello è il modo più conveniente di salire o scendere dal mezzo per un operatore di polizia. Sì, perché è rapido, comodo e pure per i più bassi risulta più facile montare in sella. A Treviso abbiamo diversi parchi su cui vigilare…E come se non pattugliando in bicicletta? La discesa dagli scalini può risultare pericolosa se non si sa come spostare il baricentro. Mauro e Andrea ci hanno insegnato anche questo. E in salita? Bici in spalla, e si cammina! Dopo esserci destreggiati nei movimenti, ecco che arriva il momento delle tecniche operative. Ad esempio, il posizionarsi dietro alla bicicletta e non davanti. Ma perché? Sembra banale ma se il presunto aggressore si avventa contro di te, la bicicletta ti ostacolerà e ti farà cadere. Diversamente, se la bici è davanti a te, sarà l’aggressore a cadere. Abbiamo imparato a fermare un fuggitivo servendoci della struttura della bici, bloccandogli un ginocchio tra telaio e ruota per contenerlo oppure ad usare il velocipede come scudo e a difenderci da un’aggressione con armi bianche. Infine con l’istruttore di tiro, anche lui di nome Andrea, abbiamo approfondito quello che è il tiro dinamico in sella alla bicicletta. La sola simulazione ci ha dato un sacco di adrenalina! Queste tecniche e questi esercizi hanno plasmato la nostra visione delle cose. E’ bello iniziare a guardare il nostro lavoro con occhi nuovi! E’ stata una settimana molto intensa ma possiamo dire che questo corso, oltre a regalarci visioni nuove su questo mezzo di lavoro, ci ha regalato la bellezza delle piccole cose come lo star insieme, conoscersi, ridere, sbagliare, rialzarsi e riprovarci.

Grazie ai colleghi per il senso di squadra respirato: Robazza F., Pillon I., Vitangeli S., Castellaro M., Scarfì L., Zanchetta R., Noal S., Bellinato A., Scarabello D., Cimmino L., Napoli D., Ag. Zanatta C.,  Ag. Sc. Caramel, S.Vettorazzo N. e Moreno.

Un grazie particolare al Comandante Dott. Andrea Gallo per aver dimostrato sensibilità nel darci la possibilità, per nulla scontata, di vivere questa avventura formativa a livello professionale e personale, nonché a Mauro e ai due Andrea per averci arricchito della loro esperienza in queste giornate.

Ag. Zanatta C. e Ag. Sc. Caramel S.

 

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Corso Bike Patrol Polizia Locale di Loano e Savona

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No al Monopattino Milanese in uso di Polizia

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Volevamo porre un focus sullo strumento monopattino, in uso alla polizia locale milanese e di altre polizie locali italiane.
L’accademia, non ritiene idoneo l’utilizzo di questo veicolo “green” per l’uso specifico dell’attività di polizia locale, pur rimanendo un ottimo strumento per la mobilità urbana, si sposa per nulla con l’attivita di polizia.

Nei fotogrammi accanto, altri esempi di Polizia Locale che ha introddo il monopattino. Il Comune di Lecce e il Comune di Firenze. Come potete notare anche in questo caso lo strumento risulta prettamente per l’utilizzo della mobilità elettrica.

Le nostre considerazioni

come si evidenzia dall’articolo del Comune di Milano (link) di cui riportiano un estratto

… Decentrato 1 e 8 gli agenti dedicati, su turni mattina e pomeriggio, che controlleranno la fruibilità dei percorsi e si occuperanno di prevenire e contrastare le soste irregolari. In particolare il servizio, avviato giovedì 25 giugno, in via sperimentale, prevede che una pattuglia per turno presidi l’asse Venezia-Buenos Aires-Monza, i tratti ciclabili lungo la Cerchia dei Navigli e le corsie preferenziali tra Fatebenefratelli e De Amicis. La seconda pattuglia del Nucleo Duomo si occuperà, contemporaneamente, della vigilanza e del controllo dell’asse San Babila-Duomo-Mercanti-Castello.

cosa mai vorra dire prevenire e contrastare le soste irregolari, dalle foto presenti sul sito non sembrerebbe neppure che gli agenti abbiano idoneo materiale al seguito per il compito assegnato.

Alla luce di tutto questo nella colonna accanto abbiamo riportato i punti salienti del motivo della bocciatura del monopattino presentato dalla Polizia Locale di Milano.

^

Primo aspetto

il manubrio di questo monopattino risulta estramamente stretto, e di fatto impedisce all’operatore anche la funzione basilare dell’agente in servizio di viabilità, come l’utilizzo della radio.

^

Secondo aspetto

Le dimensioni delle ruote, non permette all’operatore di affrontare il variegato ambiente urbano, ottimo sicuramente per percorsi asfaltati e privi di buche

^

Terzo aspetto

Per l’utilizzo di questo veicolo non hanno previsto un attrezzatura ad HOC, magari la possibilita di avere un zaino per trasporare il minimo indispensalibe per fare il “lavoro”

^

Aspetto essenziale

Noi siamo fermamente convinti che il veicolo monopattino, al pari di qualsiasi strumento assegnato ad un operatore debba prevedere una Formazione. RImane la nostra considerazione che a livello operativo non porta nessun vantaggio all’agente come potrebbe essere apportato da una bicicletta, e allo stesso tempo riduce al minino  lo sforzo fisico dell’operatore, in quanto il veicolo è a spinta prevalentemente elettrica.

Alcuni scatti della Polizia oltre frontiera che utilizza si un monopattino a prevalente spinta elettrica, ma con delle caratteristi che costruttive piu confortevoli e sicure rispetto al monopattino Milanese.

Sarà nostra cura testare questo tipo di monopattino appena ci sarà l’occasione…. 

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Corso Bike Patrol Polizia Locale di Siena

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L’aspetto normativo del servizio in bici, anche la pattuglia sottostà al decreto 81/2008

L’aspetto normativo del servizio in bici, anche la pattuglia sottostà al decreto 81/2008

L’aspetto normativo del servizio in bici,

anche la pattuglia sottostà al decreto 81/2008

il decreto 81/2008 e la pattuglia in bicicletta

La bicicletta di recente è entrata nei grandi centri urbani come un’ottima alternativa agli spostamenti dei veicoli a motore. I vantaggi dati da quest’ultima sono i seguenti: minimo costo di gestione se paragonato all’automezzo, maggiore velocità di spostamento nei centri urbani congestionati, possibilità di poterla “parcheggiare ovunque”, hanno fatto sì che a livello sociale, questo tipo di mobilità venga sempre più accettata e condivisa e soprattutto sostenuta. Inoltre importanti campagne ecologiche hanno stimolato la cittadinanza verso questo tipo di veicolo ad alta efficienza, e ad impatto pressoché zero. Detto ciò, la bicicletta storicamente ha sempre accompagnato le forze di Polizia Locale, in principio come valido strumento di spostamento, poiché i veicoli a motore non erano cosi diffusi. Recentemente affianca le pattuglie in auto nei centri urbani moderni. Questo progetto di ricerca nasce dal quesito “esiste una formazione per attribuire una mansione specifica all’Agente in bicicletta?”. 

A tale proposito sono state analizzate tutte le maggiori situazioni dove vengono impiegati gli operatori che effettuano il servizio in bicicletta nelle forze di polizia italiane, partendo dalla tesi “che non esiste una formazione specifica”, in quanto non risulta esistere una preparazione specifica per questo ruolo . Dalla ricerca è emerso che in Italia non esiste una formazione specifica, o meglio non esiste neppure un infarinatura minima di sicurezza per gli operatori destinati a questo tipo di servizio, se non qualche raro caso, e quasi sempre con grosse lacune che  non soddisfano minimamente gli aspetti tecnico operativi.

Lo sforzo è quello di avviare un vero e proprio reparto specializzato della Polizia (intesa tutta, da quella locale a quella di stato a Carabinieri agli operatori del soccorso), con un’efficace e opportuna formazione ed informazione per gli agenti/operatori che svolgeranno il servizio in bicicletta. 

Questo perché leggendo con attenzione il D.lgs 81/2008, soffermandoci su alcuni articoli quali:

Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono i riferimenti di norma richiesti sono: D.lgs 81/2008 e s.m.i., partendo dall’art. 18 c.1 lett. l) che recita:

1. Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono: ………. omissis ……….

l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;

Art. 36. Informazione ai lavoratori

1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:

………. omissis ……….

Art. 37. Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti

1. Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento a:

a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;

b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

………. omissis ……….

Per quanto riguarda la Polizia Locale la figura del “datore di lavoro” viene rappresentata dal Comandante,  la stessa figura compare anche in altre forze di polizia. Partendo dal presupposto che anche le forze di polizia e del soccorso tutte devono attenersi al decreto, spicca immediatamente la condizione di non ottemperanza allo stesso. Viviamo una violazione costante tutte le volte che viene  attivato questo tipo di servizio, non considerando che la bicicletta diviene uno strumento di lavoro quando imbracciata da un  operatore. Quindi assodato che la bicicletta rientra tra gli strumenti di lavoro in dotazione all’agente, ci si chiede come il comandante abbia ottemperato alla formazione ed informazione del proprio personale? 

La ricerca ha evidenziato la grossa criticità italiana, non esiste formazione per questo tipo di servizio, non viene considerata la bicicletta come un opportunità operativa per gli operatori, in quanto non molti hanno la consapevolezza di cosa può fare un operatore preparato. La pattuglia in bici inoltre veste nel modo del tutto naturale la polizia di prossimità, infatti questo operatore è prossimo al cittadino, si immagini con che facilità questi possa fermarsi a dare informazioni rispetto ad un collega in auto, in un centro cittadino congestionato dalla moltitudine di auto.

Inoltre, va aggiunto che il ruolo dell’agente in bici viene percepito come marginale, si usa la bici spesse volte in alternativa al servizio appiedato, quindi questo mezzo non viene considerato sotto l’aspetto operativo, in quanto nessuno ha espresso in modo concreto le potenzialità che lo stesso può avere in ambito dei servizi di polizia. Non vi è una formazione specifica per l’approccio operativo del pattugliamento in bicicletta, non viene affrontato questo aspetto, ma è luogo comune che per andare in bici non serva altro che saper pedale: nulla di più errato, perché questo veicolo offre più opportunità di impiego rispetto al semplice spostamento. Obbiettivo della tesi di master è stato quello di valorizzare il ruolo dell’agente in bici. Sarebbe bello ipotizzare che i giovani vedendo questo tipo di servizio si possano appassionare al tal punto da decidere di svolgere la professione di Agente in Bicicletta.

Nella figura

si può notare una pattuglia della Polizia Locale in servizio in un centro cittadino: si può parlare di D.lgs 81/2008, quando gli agenti non indossano neppure il casco per ciclisti? Si può parlare di identità e specialità di un reparto quando indossano i capi della divisa comune, pur facendo un servizio che per la sua natura necessita di abbigliamento tecnico specifico. I mezzi in dotazione sono idonei per l’utilizzo di pattuglia??? 

Facendo riferimento alla mia regione di appartenenza, il Piemonte, non è descritta in nessun manuale la formazione per l’uso corretto del velocipede in ambito di Polizia Locale e tantomeno le caratteristiche che dovrebbe avere. Anzi, questo tipo di servizio non è mai neppure menzionato, se poi andiamo nello specifico nel volume n°46, al suo interno in tutti gli scenari rappresentati dal pattugliamento alle tecniche di contenimento, non viene mai nominata né raffigurata la bicicletta, essendo questo mezzo utilizzato in molti comuni piemontesi.

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The Course Bike Patrol Local Police Siena

From 21st to 25th June the Bike Patrol course has taken place at the Local Police Headquarters of Siena, in order to train a group of agents who will patrol by bike the historic center of the city. There are eight of us, all ages and all grades. Our Commander is very confident and he thinks that all of us will pass the course, even before starting the course has already organized the future patrols. 

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Gli Istruttori di Aipib, nelle date del 04,05,06,07 Giugno 2019, in qualità di Agenti della Polizia Locale di Alessandria, hanno potuto partecipare ad uno stage formativo, organizzato dalla Polizia Municipale di Perpignan, nel sud della Francia, grazie ad un percorso di dialogo, cooperazione e scambio di idee tra gli operatori delle polizie d’Europa, in merito al sempre più indispensabile, Bike Patrol. ( Allo stage hanno preso parte anche due operatori della Polizia Locale di Anversa e quattro operatori della Polizia Locale Catalana.) Aipib e’ sempre più fermamente convinta che il delicato tema della preparazione e la formazione degli operatori, sia la chiave di volta per svolgere il proprio servizio, senza dover essere esposti a rischi eccessivi e grazie ad essa, riuscire ad offrire, quella prossimità richiesta dai cittadini. Nella prima giornata, dopo un breafing lungo e ben articolato, sono state elencate le problematiche che affliggono, ormai, tutti i grossi e medi centri cittadini, e le varie tecniche di risoluzione, secondo le vigenti normative dei rispettivi Paesi. Ovviamente i partecipanti si sono immediatamente resi conto che, non vi erano immani differenze. Tutti gli operatori devono quotidianamente affrontare episodi relativi allo spaccio di stupefacenti, al consumo smodato di Alcool, alla micro criminalità ecc… Al termine della discussione, tutti a bordo dei propri veicoli per affrontare percorsi di varie tipologie e difficoltà atti a migliorare le capacità di guida e di risoluzione imprevisti. Duro si ma estremamente interessante. Nella seconda e terza giornata, sono state analizzate tecniche di immobilizzazione e neutralizzazione di una minaccia, controlli veicolari particolari, controlli documentali e tecniche di combattimento (utilizzando un figurante indossante l’attrezzatura RedMan impiegata proprio per simulare pienamente la realtà di una aggressione). Nella quarta ed ultima giornata gli operatori hanno potuto assistere ad una dimostrazione di cooperazione tra unità cinofila e bike patrol, ed a come si debba utilizzare il Taser in caso di minaccia elevata. Estremamente stimolante ed arricchente lo stage si concludeva con strette di mano cosi salde da far credere agli operatori partecipanti, di essere entrati a far parte di una famiglia solida, senza confini.

Perché ho scelto di diventare un Bike Patrol

Perché ho scelto di diventare un Bike Patrol

Sappiamo più o meno tutti utilizzare una bicicletta, perché magari da piccoli i genitori ci hanno messo sopra e noi abbiamo cominciato a pedalare… Da lì abbiamo piano piano imparato anche a nostre spese a rimanere in sella ed affrontare i primi ostacoli. Più in là magari uscendo con gli amici si è continuato a pedalare ed affrontare i primi percorsi, magari anche in off-road, chi meglio o chi peggio, perché, inutile negarlo, c’è chi nasce con la dote di saper andare in bicicletta e chi no e deve soffrire di più per imparare. Le “tecniche” usate per anni sono quelle apprese da amici o derivate da esperienza ma per andare in sicurezza in bicicletta e quindi applicare la giusta tecnica in ogni occasione non basta questo. Bisogna soffermarsi su ogni singola tecnica con la supervisione di una persona esterna, competente, che ti aiuta a risolvere le piccole lacune che ognuno di noi ha, in alcuni casi banali ma in altri anche pericolose. Ecco perché risulta essere fondamentale, nel nostro ambito, frequentare il corso di Bike patrol. Si parte dalla base, L’equilibrio, per passare poi alla salita, alla partenza ed alla discesa operativa che nulla a che vedere con l’utilizzo classico della bicicletta. Tecniche operative riguardanti le cadute, le emergenze che si devono affrontare quotidianamente utilizzando un veicolo di servizio che offre al corpo umano sicuramente meno protezione di una vettura. Tecniche operative riguardanti l’arma da fuoco ed il suo utilizzo in caso di necessità. Come utilizzare la bicicletta per fermare un soggetto potenzialmente pericoloso e molte altre divertenti attività. Si, ho scritto divertenti perché nonostante l’intensità del corso, io l’ho trovato assolutamente divertente. In conclusione, nonostante si abbiamo anni di esperienza, frequentare il corso può davvero cambiare il modo di andare in bicicletta ed ancora più importante, affrontare gli ostacoli con padronanza e sicurezza rendendo ancora più piacevole e funzionale il servizio.